Libertà di voto per l’iniziativa sull’allevamento intensivo

L’iniziativa contro l’introduzione dell’allevamento intensivo, lanciata da un comitato composto principalmente da associazioni animaliste, prevede la proibizione dell’allevamento intensivo, definito come “allevamento industriale che ha come obiettivo la rendita della produzione di origine animale la più efficace possibile e sistematicamente minando il benessere degli animali”. Questo implicherebbe alla Confederazione l’emanazione di un certo numero di norme sulle condizioni di allevamento come pure sulle importazioni di prodotti di origine animale che tengano conto del testo dell’iniziativa. Questa prevede un termine di transizione di 25 anni, affinché gli investimenti consentiti possano essere ammortizzati. Prevede pure delle disposizioni transitorie che la legge dovrà rispettare al minimo il Cahier de charges 2018 di Bio Suisse.

Il PSdL-POP condivide alcune di queste preoccupazioni dell’iniziativa. Il sistema agroalimentare industriale come esiste attualmente, l’allevamento intensivo in particolare, è ecologicamente insostenibile a causa della quantità di acqua potabile, di terre arate, di energia che esso richiede e dell’inquinamento che provoca. Noi consideriamo essenziale uscire dalla produzione alimentare secondo le regole dell’OMC, di sostituire il libero scambio con la sovranità alimentare. Ma noi non invitiamo a votare a favore di questa iniziativa perché manca di chiarezza giuridica e delle sue implicazioni.

Quale margine di manovra avrebbe la Confederazione nella redazione della legge di applicazione?

Le misure sulle importazioni imporrebbero delle norme equivalenti per i prodotti stranieri oppure no? Il Cahier de charges di Bio Suisse è effettivamente vincolante o meramente indicativo (senza parlare del fatto che è per lo meno strano iscrivere un label privato, di natura commerciale nella Costituzione)? E quali sarebbero le conseguenze sui prezzi?

Non si trovano delle risposte chiare a queste domande né presso gli iniziativisti né presso chi si oppone. Gli iniziativisti affermano in effetti che il loro testo porterà dei cambiamenti radicali e che il 95% degli sfruttamenti non avrebbero da cambiare nulla. Gi oppositori prevedono la catastrofe… e dicono che non ci saranno più allevamenti intensivi in Svizzera.

Uniterre, sindacato contadino, le cui posizioni sono vicine alle nostre, ha rinunciato a dare la parola d’ordine, pur condividendo gli obiettivi dell’iniziativa. Non potrebbe determinare quali sarebbero le conseguenze pratiche per i suoi membri.

Noi abbiamo deciso di adottare la stessa procedura.