Legge CO2: avevamo ragione!

Il Partito Comunista (PC) ed il Partito Operaio e Popolare (POP), principali forze del comitato progressista ticinese contro la legge sul CO2 a cui aveva aderito anche la Gioventù Socialista Ticino, hanno preso atto con vivo interesse della consultazione lanciata dal Consiglio federale in merito alla nuova revisione della suddetta legge. Dopo l’importante vittoria ottenuta lo scorso giugno contro la legge liberista ed inefficace allora in votazione, si tratta ora di dare voce alla volontà popolare che aveva rifiutato di far gravare sulle classi popolari il costo della transizione ecologica.

La nuova legge presenta in tal senso numerose note positive, rinunciando a pressoché tutte le misure antisociali inizialmente previste ma rifiutate dal popolo. In materia di risanamento immobiliare, il governo rinuncia all’aumento della tassa sui combustibili fossili, mettendo comunque a disposizione 40 milioni di franchi supplementari all’anno per la sostituzione degli impianti di riscaldamento a nafta. Ricordiamo che questa era la voce che più avrebbe pesato sul bilancio familiare, con un costo supplementare superiore ai 500 fr. all’anno per una famiglia di 4 persone. Per quanto concerne la mobilità, il Consiglio federale rinuncia al previsto aumento della tassa sulla benzina, mantenendo l’obbligo di importare veicoli più efficienti e destinando circa 330 milioni di franchi supplementari all’anno per la promozione della mobilità elettrica e del traffico transfrontaliero su rotaia, così come per la sostituzione del parco veicoli del trasporto pubblico. In merito al trasporto aereo, si rinuncia ad introdurre una tassa sui biglietti aerei, allocando comunque 30 milioni all’anno per sostenere le aziende attive nella produzione di carburanti sintetici rinnovabili. Senza ricorrere ad alcuna nuova tassa sui consumi, la Confederazione metterà dunque a disposizione 400 milioni di franchi all’anno in più per la transizione ecologica, dimostrando coi fatti quanto i comunisti avevano sostenuto durante la campagna di votazione.

Nel nuovo progetto governativo non mancano però le note dolenti. In campo immobiliare, il governo ha compiuto la scelta di concedere ai Cantoni la possibilità di fissare gli standard per i quali possono consentire uno sfruttamento supplementare del fondo (la legge oggi in consultazione non prevede infatti il precedente massimo del 30% sullo sfruttamento): si tratta quindi di un peggioramento che contestiamo. La revisione della legge attualmente in consultazione mantiene peraltro la prevista estensione dell’esenzione dalla tassa sul CO2 delle imprese che si impegnano a ridurre le emissioni, basando dunque la transizione ecologica dell’industria sulle promesse dei padroni e prevedendo solo sanzioni irrisorie per chi sgarra. I grandi inquinatori continueranno inoltre ad essere esentati dal pagamento della tassa e a partecipare al mercato speculativo previsto dal sistema di scambio di ’emissioni. Mancano ancora una volta delle serie misure di controllo e di eventuali sanzioni sul reale inquinamento delle grandi aziende svizzere tanto sul territorio elvetico quanto nelle loro sedi estere. Per quanto riguarda la piazza finanziaria, vengono inoltre mantenute solo le misure ridicole previste dalla precedente versione della legge: le autorità di vigilanza dovranno verificare i rischi derivanti dai cambiamenti climatici, ma non viene introdotto alcun meccanismo sanzionatorio (o quantomeno disincentivante) per ridurre gli investimenti in energie fossili delle banche elvetiche. Insomma, i veri responsabili della crisi ambientale potranno continuare a dormire sonni tranquilli e ad inquinare senza troppi problemi.

Per il Partito Comunista (PC) ed il Partito Operaio e Popolare (POP), questa legge dimostra che è possibile delineare una transizione ecologica che non ne faccia gravare il peso sulle classi popolari, ma dimostra anche la servilità del Consiglio federale rispetto agli interessi del grande capitale e della finanza speculativa. Senza prevedere alcun intervento pubblico decisivo nel campo della finanza, dell’energia e dei trasporti, ci si continua ad affidare erroneamente al mercato, con degli obiettivi di riduzione delle emissioni nettamente inferiori a quanto necessario e anche a quanto stabilito dagli Accordi di Parigi (come già dimostrato da una recente fuga di notizie dal DATEC). Urge dunque proseguire la lotta politica e sociale per assicurare una transizione ecologica pubblica, democratica e sociale: attendiamo ancora in questo senso il lancio da parte del Partito Socialista dell’annunciata iniziativa popolare sulla piazza finanziaria, mentre ribadiamo la necessità di un intervento diretto dello Stato attraverso la nazionalizzazione del settore energetico, maggiori sanzioni per i grandi inquinanti, la gratuità del trasporto pubblico ed il potenziamento della ricerca pubblica sul cambiamento climatico (come richiesto da una mozione comunista ancora pendente in Gran Consiglio).

I due Partiti resteranno quindi vigili sull’evolversi dei lavori parlamentari e saranno pronti a dar battaglia nel caso la legge dovesse subire qualsiasi tipo di modifica che vada a colpire le classi popolari nel passaggio dalle camere federali.