Al posto delle vane promesse della COP, l’urgenza climatica esige un cambiamento del sistema e la realizzazione di un’ecologia popolare

Io parlo come ragazzo delle isole che affronta la realtà. (…) Leader: quando passerete dalle parole all’azione? Quando la smetterete di fare delle promesse a vuoto?” domandava Wavel Ramkalawan, presidente delle Seychelles, alla COP26 che ha concluso i lavori questo venerdì a Glasgow.

Questo appello disperato è stato ascoltato? I potenti di questo mondo si sono finalmente decisi di “passare dalle parole ai fatti”? Malauguratamente, la risposta è negativa. Certamente, abbiamo sentito tante belle parole, molte promesse le quali, come sappiamo, responsabilizzano solo chi ci crede. Ma, concretamente, quali impegni, quali decisioni sono state veramente prese? Eh, suvvia, impegni solenni di raggiungere la neutralità del carbone da qui al 2050, 2060 o addirittura 2070. Questo, più che “realismo”…. è un brutto scherzo: promettere di cambiare tutto nei prossimi trenta anni od oltre per non cambiare niente nell’immediato.

Ora, l’urgenza climatica non è un problema che ci minaccerà da qui al 2050. Si tratta invece di una catastrofe già presente, i cui disastri sono considerevoli e che non faranno altro che peggiorare se non si intraprende con urgenza a porre un freno. Queste immagini hanno fatto il giro del mondo: Simon Kofe, ministro degli Affari esteri dei Tuvalu ha pronunciato il suo discorso per la COP26 con i piedi immersi nell’acqua, su un terreno che era situato, ancora qualche anno fa, sulla terra ferma. L’innalzamento del livello del mare, l’erosione delle coste sono già in atto. Villaggi insulari rischiano di sparire completamente sotto le onde. La siccità, la deforestazione, le temperature insopportabili, i fenomeni meteorologici estremi… dovuti al riscaldamento climatico colpiscono già centinaia di milioni di persone.

Durante questo tempo, molto poco, troppo poco è stato fatto in realtà. Le emissioni di gas a effetto serra continuano ad aumentare come pure il consumo di energie fossili. Stiamo correndo direttamente verso la catastrofe. Il sistema attuale, le sue élites politiche, hanno dimostrato la propria chiara incapacità a dare avvio ai cambiamenti indispensabili. Nessuna delle loro promesse deve più essere più creduta.

Ma anche se volessero, non potrebbero fare la cosa giusta, perché la catastrofe in corso è la conseguenza diretta del sistema capitalista e della sua esigenza di massimo profitto a qualsiasi prezzo. La crescita infinita sotto il capitalismo e la cattiva gestione che ne deriva, sono la conseguenza necessaria dell’imperativo di accumulo del capitale. Per mettervi fine, occorre cambiare sistema. Così, come ha dichiarato Evo Morales nel 2007: “ Il mondo soffre di una febbre provocata dal cambiamento climatico e la malattia è il modello capitalista di sviluppo”. Fortunatamente, per essere mortale, questa malattia non è incurabile. Il rimedio è il socialismo.

Il PSdL-POP si impegna a battersi per fare di questo indispensabile cambiamento di sistema una realtà. Solo così, potremo realizzare una vera ecologia popolare che non penalizzerà le classi popolari, le lavoratrici e i lavoratori ma si attaccherà a coloro che inquinano realmente, ossia le multinazionali e il modo di vita delle persone più ricche.

Manterremo questa promessa.