A passo di lumaca

Condividiamo in seguito l’articolo della compagna Sonja Crivelli sull’immobilismo delle istituzioni di fronte all’ingiusto agire patriarcale nella nostra società.

L’avevamo detto. I discorsi fatti in occasione della ricorrenza del 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, sarebbero rimasti “ parole al vento”. Allora avevamo sottolineato che, in un giorno così importante per la dignità di ogni donna, non vi era traccia di volontà da parte delle istituzioni nel voler intraprendere azioni che mirano a cambiare la realtà.

Ma è troppo facile essere indovine nel nostro Paese. Pochi giorni dopo, il 9 dicembre, durante la sessione delle Camere federali, il Consiglio degli Stati affossa, con lo scarto di un solo voto, la mozione dell’ecologista Regula Rytz che domandava di sostenere una campagna federale contro il sessismo. E questo anche se il Consiglio federale aveva già espresso il suo preavviso favorevole. Il motivo, pretestuoso e che ha fatto perdere un’occasione al nostro Paese, è stata la necessità di dare la priorità e investire energie nella lotta contro il Covid-19.

Ed è facile essere indovine quando torniamo con lo sguardo alla nostra storia.

Nel 1928, in occasione dell’esposizione nazionale sul lavoro femminile, le donne avevano preso la lumaca come simbolo della lentezza con la quale si avanzava nell’acquisizione dei propri diritti. E a passo di lumaca, gli uomini hanno concesso nel 1971 il diritto di voto e di eleggibilità alle donne facendo della Svizzera il fanalino di coda, ultimo paese di Europa. E sempre a passo di lumaca, nel 1981 il popolo svizzero ha approvato il principio di parità dei sessi. Nel 1992, richiesto dalle donne a grande voce dal 1982, lo stupro coniugale è condannato e penalizzato mentre nel 1988 donne e uomini sono finalmente uguali all’interno della coppia: una donna può aprire il proprio conto bancario per depositare il suo stipendio a proprio nome, senza la firma del marito.

Sempre negli anni ’80 e più precisamente nel 1988 viene creato l’Ufficio federale della parità tra donne e uomini, l’interruzione volontaria della gravidanza è riconosciuta nel 2002 mentre dobbiamo aspettare fino al 2003 per avere il congedo maternità e solo oggi abbiamo un congedo paternità risicato.

Ma la lumaca avrà ancora della strada da percorre perché la parità salariale fra donne e uomini a parità di lavoro e competenze è ben lontana. Questa è una piaga presente ovunque e che è dura stenta ad essere rimarginata.

Cosa dire del voto al Consiglio degli Stati? Cosa dire se rappresentanti dei Cantoni rifiutano un credito per un campagna nazionale contro il sessismo? Forse non sanno cosa significhi avere paura di uscire la sera, sopportare approcci e parole improprie sul posto di lavoro, vivere fra cartelloni e pubblicità che usano il nostro corpo per fare profitti, il perpetuare di stereotipi che invece di sfumarsi a poco a poco continuano a veicolare una cultura sessista che non indebolisce né cancella le disparità. Forse non hanno la sensibilità di capire che una campagna nazionale contro il sessismo rappresenta un atto di civiltà.

E allora nasce un interrogativo quanto dovrà camminare ancora la lumaca?

Sonja Crivelli