Il PSdL condanna gli atti di guerra dell’esercito marocchino nel Sahara occidentale.

Il Partito Svizzero del Lavoro (PST-PoP-PdA) condanna fermamente gli atti di guerra dell’esercito marocchino nel Sahara occidentale e richiama al rispetto del diritto all’autodeterminazione del popolo Sahraoui.

Il 13 novembre 2020, l’esercito marocchino ha di fatto rotto l’accordo del cessate il fuoco, in vigore dal 1991, riaprendo così con la forza la breccia che aveva già aperta nella zona Guerguerat, attraversando così il limite di demarcazione prevista con l’accordo di cessate il fuoco e attaccando i civili sahraoui che protestavano contro questa violazione.

Il fronte POLISARIO – movimento di liberazione del Sahara occidentale e rappresentante riconosciuto da parte dell’ONU del popolo sahraoui – non ha avuto altra scelta che quella di constatare la rottura di fatto dell’accordo del cessate il fuoco e di riprendere le armi per proteggere i civili, vittime di un attacco criminale dell’esercito marocchino, facendo così ripartire una guerra di liberazione nazionale.

Il PST-PoP-PdA condanna fermamente gli atti di guerra inqualificabili del Regno del Marocco, esprime la sua più intera solidarietà al popolo sahraoui e il fronte POLISARIO ed esige che il diritto di autodeterminazione del popolo sahraoui sia infine attuato.

E` da molto tempo in effetti che questo diritto è violato. Il Sahara occidentale, già colonia spagnola, fu ceduto dalla Spagna al Regno del Marocco nel 1975, un regalo perfettamente contrario al diritto internazionale. La monarchia marocchina si era allora affrettata ad organizzare “la marcia verde”, ossia il trasferimento massiccio della popolazione civile per fare dell’occupazione del Sahara occidentale un fatto compiuto mentre il diritto internazionale ne vieta in modo inderogabile lo spostamento in una zona occupata. Il fronte POLISARIO, creato nel 1973 con l’obiettivo di liberare il Sahara occidentale dalla colonizzazione spagnola, dovette combattere una guerra di liberazione nazionale contro il nuovo occupante marocchino per ben 16 anni. L’ONU condannò l’occupazione marocchina, esigette la decolonizzazione del Sahara occidentale e riconobbe il fronte POLISARIO rappresentante legittimo del popolo sahraoui. La monarchia marocchina non diede seguito a tale condanna.

Finalmente un accordo di cessate il fuoco fu concluso nel 1991. Il Sahara occidentale venne suddiviso in due parti, una zona occupata e sotto controllo marocchino e una zona tampone, dove l’esercito marocchino ha il divieto di penetrare. Le due zone sono delimitate da un muro eretto dall’esercito del Marocco con lo scopo di “mettere al sicuro” le proprie conquiste. Il popolo sahrauoi rimasto nella zona occupata deve vivere sotto il giogo dell’occupazione militare implacabile, trattato come cittadini di seconda classe sulla propria terra, subendo un’oppressione insopportabile mentre un’altra parte di questo popolo aspetta, in campi di rifugiati, in territorio algerino e da 30 anni di poter rientrare nel proprio paese. In flagrante violazione del diritto internazionale che vieta di attingere alle risorse naturali di un territorio occupato fino a quando il suo popolo abbia potuto raggiungere l’autodeterminazione, le risorse naturali, agricole, alieutiche e minerarie del Sahara occidentale sono atrocemente saccheggiate. Come parrebbe evidente a chiunque, i ricavi vanno tutti nelle tasche di persone privilegiate legate al governo marocchino. Il popolo sahraoui non ricava altro che la devastazione della sua terra. La violazione illegale nella zona di Guerguerat è d’altronde stata fatta per tracciare una strada asfaltata con lo scopo di esportare le ricchezze saccheggiate del Sahara occidentale attraverso la Mauritania.

L’accordo del cessate il fuoco prevedeva che un referendum di autodeterminazione del popolo sahraoui sarebbe stato rapidamente organizzato. Una missione dell’ONU fu creata con lo scopo di organizzare questo referendum. Ma la monarchia marocchina trova dei motivi sempre più pretestuosi per rinviarlo alle calende greche. Le potenze imperialiste installate al Consiglio di sicurezza dell’ONU hanno sistematicamente sabotato la messa in pratica degli accordi di cessate il fuoco con l’obiettivo di permettere al Marocco di imporre che l’occupazione diventi un fatto compiuto. La MINURSO, la Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara occidentale, non tenta nemmeno di fingere di organizzare, finalmente, il referendum, cosa che è di sua unica competenza ma sembra essere soprattutto là per – de facto – legittimare l’occupazione. E adesso il Regno del Marocco rompe il cessate il fuoco e riaccende il braciere della guerra.

10 dicembre 2020