Vogliamo il riconoscimento dell’autogestione

Condividiamo in seguito il comunicato inviato alla stampa in condivisione con i Verdi e il Forum Alternativo di Lugano sulla decisione di sgomberare il CSOA Il Molino dalla sua attuale posizione.

Un atto individuale riprovevole, stupido e irresponsabile. Tale va considerata la testata inflitta a una giornalista mentre esercitava il diritto di cronaca in un’assemblea indetta sulla pubblica piazza.

Un gesto peraltro criticato da altri partecipanti, come riferito dalla stessa giornalista vittima dell’ignobile atto (ma avremmo preferito che ciò venisse espresso formalmente con un comunicato).

Doppiamente irresponsabile poiché quel gesto ha oscurato i motivi della manifestazione e offerto ai detrattori il pretesto per screditare in un sol colpo venticinque anni di storia collettiva dell’autogestione nel Luganese.

L’autorità politica cittadina finora non ha saputo e voluto riconoscere il contributo dato dallo spazio autogestito alla collettività: una chiusura mentale e ideologica palesatasi ancora nell’ultimo progetto sul sedime dell’ex macello, con la pura e semplice esclusione dell’esperienza autogestita da quegli spazi. «Vogliamo ridare lo spazio alla cittadinanza», dicono, come se dallo spazio autogestito non fossero passate in questo quarto di secolo decine di migliaia di cittadine e cittadini, usufruendo di attività culturali, aggregative, sociali e discussioni politiche. Un luogo a prezzi popolari per chi lo frequenta e a costo zero per la collettività, poiché il Molino non riceve nessuna sovvenzione pubblica e paga regolarmente le fatture di energia, acqua e rifiuti. L’affitto non lo paga, perché così decise l’esecutivo luganese quando mise a disposizione lo spazio firmando la Convenzione nel 2002, dopo lo sgombero dalla periferia del Maglio.

L’attuale Municipio, ostinandosi a non riconoscere la funzione e l’utilità di uno spazio autogestito per una parte significativa della cittadinanza, relega l’autogestione unicamente a un tema di ordine pubblico, a un corpo estraneo da sradicare.

Ora una risicata maggioranza nell’esecutivo, quattro municipali su sette, vorrebbe cogliere l’occasione del disdicevole atto individuale per fare tranquillamente piazza pulita dell’esperienza collettiva dell’autogestione, oltretutto approfittando scelleratamente della situazione pandemica. Pia illusione, azzardo dalle conseguenze imprevedibili, rese ancor più incerte dal contesto sociale e sanitario che stiamo vivendo.

Per questo chiediamo l’immediata rinuncia all’opzione sgombero del centro sociale e il riconoscimento concreto del valore di uno spazio autogestito nel tessuto cittadino, di cui beneficia una parte rilevante della cittadinanza. Senza questo riconoscimento, presupposto fondamentale, ogni richiamo al dialogo da parte del Municipio suona puramente strumentale.