Giornata internazionale dei lavoratori, un Primo maggio che ci prepara alle lotte che verranno

Il Partito Svizzero del Lavoro – Partito Operaio e Popolare (PSdL-POP), in occasione del 1° maggio 2020, la giornata internazionale dei lavoratori e delle lavoratrici, saluta il personale sanitario di tutta la Svizzera che affronta la pandemia in prima linea. Salutiamo pure i lavoratori e le lavoratori di tutti quei settori economici vitali che hanno continuato a produrre nelle difficili condizioni in cui ci troviamo. A quasi un anno di distanza dal grande sciopero femminista del 14 giugno scorso, non possiamo che sottolineare come in maggioranza sono donne le persone costrette a lavorare durante la pandemia: infermiere e personale di cura, commesse, addette alla pulizia, badanti. I lavori che fanno le donne sono i più vitali!

 

La crisi sanitaria del corona-virus ha travolto l’economia mondiale scatenando una nuova crisi sistemica del capitalismo, mettendone in luce molte contraddizioni. Da anni il Consiglio federale e i governi cantonali promuovono tagli nella sanità, provocando una costante mancanza di personale negli ospedali. Per affrontare la pandemia hanno quindi da subito dovuto sospendere i diritti del personale sanitario per quanto concerne gli orari di lavoro e le pause. È una vergogna, al personale sanitario servono diritti e alle strutture sanitarie serve più personale!

Le contraddizioni si fanno anche più evidenti considerando che anche in Svizzera siamo carenti di mascherine e test di depistaggio del virus. Primo perché negli anni abbiamo delocalizzato tutto quello che si poteva e ora non riusciamo a produrre in tempi brevi questi beni di prima necessità da un lato e dall’altro la mancanza di controllo statale sul commercio estero ha permesso ai grossi rivenditori di materiale sanitario di vendere gli stock all’estero al miglior offerente.

Un’altra contraddizione sempre più evidente è legata alla proprietà intellettuale. In tutto il mondo si aspetta con impazienza che venga trovato il vaccino e questa volta sarà difficile far digerire ai popoli la proprietà privata di un idea.

Nel frattempo la crisi economica sta già colpendo duramente le classi popolari, in particolare le lavoratrici e i lavoratori. In Svizzera a marzo un lavoratore oltre su quattro ha «beneficiato» del lavoro ridotto, ciò che significa aver perso il 20% del reddito. Inoltre rispetto al mese di marzo 2019 quest’anno vi erano il 20% di disoccupati in più iscritti agli uffici di collocamento e sicuramente i dati di aprile saranno peggio, con un aumento di circa mille nuovi disoccupati al giorno. A questi si aggiungono i lavoratori indipendenti che spesso non hanno diritto al lavoro ridotto e per quelli che ne avranno diritto riceveranno delle indennità minime che gli causeranno una forte riduzione di reddito comunque.

L’offensiva padronale non si sta facendo attendere e molte aziende, dalle più grandi alle più piccole, stanno approfittando della crisi per massimizzare i profitti. A molti lavoratori e lavoratrici è stato chiesto di rinunciare a dei giorni di vacanza pagati, ad altri è stato chiesto di compensare il tempo di lavoro perso con le ore straordinarie precedentemente accumulate. Ma l’attacco più duro è quello che ha spinto il Consiglio Federale a riaprire molte le attività economiche già dal 27 aprile, con l’unico scopo di salvaguardare gli interessi del padronato. Ancora una volta le autorità politiche Svizzere antepongo i soldi alla salute, invece di correggere il tiro e finalmente sottoscrivere la «Convenzione dell’ILO sul quadro promozionale per la salute e la sicurezza sul lavoro», hanno messo il paese a rischio di una seconda ondata epidemica.

La riapertura avrebbe dovuto farsi con una metodologia molto più precisa, affinché si possa tracciare la catena dei contagi. Con questo sistema Cuba e Venezuela stanno ottenendo ottimi risultati, malgrado il blocco economico criminale che gli Usa ancora impongono ai due paesi socialisti. Invece in Svizzera la riapertura si fa in favore di quei settori economici che hanno più potere a Berna, senza in nessun modo tenere in considerazione l’opinione dei maggiori sindacati del paese, contrari ad una riapertura così veloce. Anzi è messa in discussione anche la possibilità per i sindacati di collaborare nei controlli per la corretta applicazione delle misure di prevenzione. Non è possibile gestire una pandemia senza che i rappresentanti della classe lavoratrice siano coinvolti. Anche in Svizzera i sindacati devono diventare un attore primordiale del sistema sociale, offrendo ai lavoratori e alle lavoratrici il diritto a partecipare e di dire la propria opinione.

  • Perché non tocca a noi tirare la cinghia – Chiediamo l’introduzione di una tassa sui grandi patrimoni per sostenere le vittime della crisi.
  • Perché sono i più ricchi che devono passare alla cassa – Chiediamo che i dividendi servano a finanziare e a rafforzare la sanità pubblica.
  • Per il personale sanitario, che è in prima linea contro la pandemia – Chiediamo un aumento del personale il ritiro da parte del Consiglio federale dell’ordinanza che allunga i loro orari di lavoro.
  • Perché non ci si può arricchire sulle spalle di chi lavora – Chiediamo il divieto di licenziare per tutte quelle aziende che ricevono aiuti dalla Stato.
  • Affinché la salute dei lavoratori non sia più messa in pericolo – Chiediamo che la Svizzera ratifichi la convenzione dell’Oil sul quadro promozionale della sicurezza e la salute al lavoro.
  • Affinché nessuno venga lasciato per strada – Chiediamo che la Confederazione garantisca un reddito a tutti durante tutta l’intera durata della crisi.
  • Per una vera protezione di tutti i lavoratori – Chiediamo l’estensione dei permessi di soggiorno dei lavoratori stranieri, anche in caso di perdita del posto di lavoro.
  • Per fermare gli approfittatori – Chiediamo più controlli e sanzioni alle aziende che abusano degli aiuto dello Stato ricevuti a seguito della crisi del COVID-19
  • Affinché tutti i popoli possano proteggersi dalla pandemia . Chiediamo la fine della partecipazione della Svizzera a tutti i blocchi economici criminali contro degli Stati sovrani.
  • Affinché nessuno sia ingiustamente espulso – Chiediamo la proroga dei permessi di soggiorno dei lavoratori stranieri anche in caso di perdita del posto i lavoro.